30 Years of Dobermann

A personal reflection on the life and work with
dobermanns for the past 30 years, by Massimo Santini

30 Anni di Dobermann

Una riflessione personale sulla vita e lavoro con
Dobermann negli ultimi 30 anni, da Massimo Santini

 

CHAPTER 1 | CHAPTER 2 | CHAPTER 3

 

In my preparations to write about dobermanns, about the history of the breed in the last 30 years, I feel overwhelmed by different emotions: fear, doubt, overwhelmed by many memories, and the source of all these feelings are the years that I "cohabited" with this remarkable breed, realizing how important those years were.

Certamente nell’apprestarmi a scrivere sull’evoluzione allevatoriale del Dobermann di questi ultimi trent’anni mi sento assalire da diverse emozioni: paure, dubbi, ricordi, ma pensando che in fondo sono anni che davvero ho "convissuto" con questa stupenda razza, allora mi convinco di esserne all’altezza.

 

CHAPTER 1: 1970-1980 IN ITALY CAP. 1: 1970-1980 IN ITALIA

 

Thinking about this, my memories return me to the beginning of the ’70 giving me a chance to try to make some order in the breeding situation of that time in Italy as well as in Europe. Premesso questo, con la mia memoria torno ai primi anni Settanta per cercare di dare ordine alla situazione allevatoriale di quel tempo sia in Italia che in Europa. Io penso che in Italia
Apart from some attempts in the previous years, I think the first year from which we can start speaking about some concrete breeding in Italy was 1970. I strongly believe that, even today, breeding of the Dobermann is divided into two bloodlines: von Forell and von Fürstenfeld bloodlines. I think so because in the course of the following decades names of the dogs have changed, but with careful genealogical analysis of any actual champion, certain archetypes of his genetic patrimony can be found. Namely this two important producers:
Chico von Forell

proprio dal 1970, a parte alcuni tentativi che vi furono negli anni precedenti, si possa cominciare a parlare di una prima e concreta realtà allevatoriale. Sono fermamente convinto che ancora oggi l’allevamento del Dobermann sia "ancorato" a due linee di sangue, la linea von Forell e la linea von Fürstenfeld, dico questo perché nel corso poi dei decenni successivi, sono cambiati ovviamente i nomi degli allevamenti, ma da un’attenta analisi della genealogia di un qualsiasi "Campione

INT. CH. BDSg. DVSg. Chico von Forell (Odin von Forell x Cita Germania) and Vello von Fürstenfeld (Bordo von Fürstenfeld x Citta von Fürstenfeld).

contemporaneo" della nostra razza sicuramente archepidi del loro patrimonio genetico, saranno due importanti riproduttori di quel tempo INT. CH. BDSg. DVSg. Chico von Forell (Odin

Genetics of these two dogs was important and determining in that time, but as we will later see, I would say it was decisive in the years that followed for the rise of our breed. I will omit mentioning genealogical method by which Mr. Wilking, owner of "von Forell" kennel, and Mr. Palmer, owner of "von Fürstenfeld" kennel, directed their breeding in order to produce these two matings, because it would mean discussing about the previous decade; but instead I would like to show the


Vello von Fürstenfeld

von Forell x Cita Germania) e Vello von Fürstenfeld (Bordo von Fürstenfeld x Citta von Fürstenfeld).

L’importanza genetica di questi due soggetti fu determinante in quel tempo, ma come poi avremo modo di capire meglio, direi "decisiva" negli anni che seguirono per la "crescita" della razza. Tralascio alla cartina della loro genealogia il metodo con il quale il sig. Wilking dell’allevamento von Forell ed il

morphological characteristics that are vocational of these two dogs.

sig. Palmer dell’allevamento von Fürstenfeld, "pensarono" questi due accoppiamenti, in quanto bisognerebbe parlarne


Ottmar Vogel

per almeno un decennio precedente, ma vorrei invece evidenziare le caratteristiche sia morfologiche che attitudinali di questi due soggetti.

Il sig. Ottmar Vogel, che tutti i Dobermanisti del mondo conoscono come uno dei "Maestri" della razza, è stato anche il proprietario di Vello ed ha inoltre conosciuto bene Chico avendolo provato personalmente in addestramento, quindi è certamente la persona dalla quale possiamo conoscere, nel modo più attendibile i pregi e i difetti di questi due soggetti sia a livello fenotipico (intendendo come fenotipo la loro morfologia) sia a livello genetico cioé riproduttivo e non ultimo l’aspetto che ne riguardava il loro carattere.

Mr. Ottmar Vogel, which Dobermann lovers worldwide know as one of "Maestros" of the breed, was the owner of Vello and, moreover, he knew Chico very well because he trained him personally. Therefore he was certainly the person who we can reliably learn from about the virtues and faults of these two dogs, about phonotypical aspect (considering by phenotype their morphology), about their reproductive aspect and, last but not least, about their genetic aspect i. e. the part of genetic aspect regarding the character. Speaking about Chico, Mr. Vogel explains how he was a dog with strong skeleton, short and compact log, very steep thorax, correct rump; typically masculine, strong and a bit lengthened head but with a nose that was slightly protruding. According to Mr. Vogel, Chico had a medium nerve threshold, he had a medium level of hardness and he was combative; however he passed on to his sons good genetic imprint, above all contributing to diminish problems with nervousness, rather present in the breed at that period.

Reflecting about Vello, Mr. Vogel remembers that he had a slightly feminine exterior, with a backline somewhat longer but very firm and a head that was very expressive and parallel and contributed a lot to his whole appearance, allowing him to be mark as excellent on many different shows. While describing his character, Mr. Vogel says that Vello is a very hard dog, very self-assured, somewhat insubordinate which often was a problem in work tests - above all in the tests of track and obedience. Nevertheless, Vello demonstrated to be an excellent dog, both in work, competing about forty times in SchH III, and, as we will see further in the text, as a producer, never forgetting the fact that Vello was one of the little Dobermanns of that time that had matings all his life.

Returning to those first years of the ’70 in Italy, I think that this could be the opportunity to give "historical justice" to the two great Italian kennels that based their selection on these two bloodlines. I am referring to the kennel "del Bosco di Giano", owned by countess Ethel Lucovich, and the kennel "dei Piani di Praglia", owned by Mrs. Huguette De Agostini. I say this because in various "tractates" dealing with that period, the importance of genetic influence of these two kennels is often ignored, sometimes barely mentioned, when instead, these were the two "sources of blood" for Italian breeders and not only for them.

Parlando di Chico il sig. Vogel spiega essere stato un cane con ossatura forte, dal tronco corto e compatto con torace ben disceso, la groppa corretta, la testa dotata di forte impronta maschia allungata ma con una canna nasale leggermente montonina. Chico secondo Vogel era un cane sotto l’aspetto caratteriale con i nervi sufficientemente saldi, una media tempra e combattività, lasciando comunque nei suoi figli una buona impronta, soprattutto contribuendo a diminuire problemi di nervosismo piuttosto frequenti nella razza in quel periodo.

Parlando di Vello, il sig. Vogel, ne ricorda invece l’aspetto un po’ femminile, con rene un po’ lungo anche se solido, la testa che era molto espressiva e parallela ne faceva venire fuori un soggetto che, nell’insieme in quel tempo, gli permise di raggiungere diverse volte la qualifica di "eccellente" in Esposizione, mentre riguardo al suo carattere, Vogel descrive Vello come un soggetto molto duro, sicuro si sé, mancando però un po’ di "conducibilità" divenendone spesso un problema nelle prove di lavoro, soprattutto nelle prove di pista e obbedienza. Comunque Vello si dimostrò un eccellente Dobermann sia nel lavoro, gareggiando una quarantina di volte in SchH III, sia, come vedremo più avanti, come riproduttore, non dimenticando che Vello fu anche uno dei pochi Dobermann di quel tempo ad essere selezionato a vita.

Ritornando ai quei primi anni Settanta in Italia, credo che questa possa essere anche l’occasione per rendere "giustizia storica" a due grandi allevamenti Italiani che proprio su queste due linee di sangue gettarono le loro basi allevatoriali, mi stò riferendo all’allevamento del Bosco di Giano della contessa Ethel Lucovich e l’allevamento dei Piani di Praglia della signora Huguette De Agostini, dico questo perché in diversi "trattati" riguardanti quel periodo si ignora, talvolta nominandoli appena, l’importante spessore genetico di questi due allevamenti quando invece, furono due basilari "fonti di sangue" per l’allevamento Italiano e non solo...

Nel 1970 l’allevamento del Bosco di Giano iniziò la sua selezione con diversi soggetti importati dalla Germania, fra i quali i più conosciuti furono IT. CH. Helmo von Fürstenfeld (Vello von Fürstenfeld x Welda von Fürstenfeld), la femmina nera Fara von Weinberge (Noris von Weinberge x Juliane von Weinberge), Inda von Fürstenfeld (Miko von Fürstenfeld x Ina von Fürstenfeld), la femmina nera IT. CH. Elma von Fürstenfeld (Windo von Fürstenfeld x Ina von Fürstenfeld).

In 1970 "del Bosco di Giano" kennel began its selection with various dogs imported from Germany, among which the most known were IT. CH. Helmo von Fürstenfeld (Vello von Fürstenfeld x Welda von Fürstenfeld), black female Fara von Weinberge (Noris von Weinberge x Juliane von Weinberge), Inda von Fürstenfeld (Miko von Fürstenfeld x Ina von Fürstenfeld), black female IT. CH. Elma von Fürstenfeld (Windo von Fürstenfeld x Ina von Fürstenfeld).

These were some of the most known imports of Contessa Lucovich, which without any doubt, were the primary influences of von Fürstenfeld bloodline. She based her selection, as we will later see, on the concepts of Mr. Palmer, notorious for basing his breeding on the principles of "consanguinity".


Mr. Herman Palmer

I was discussing this particular method with Mr. Palmer, who I had the fortune to know and to visit for many years, always getting back to the "why use consanguinity in breeding" question. He always finalized his reasoning with these words: "A good breeder is the one that succeeds to make his type of dog, but above all, the most important is to achieve homogeneity". Also in my opinion, this is one great truth.

Returning to "del Bosco di Giano" kennel, a combination of great importance that the Countess made in that period, repeating it for the third time, was the one between Helmo von Fürstenfeld x Fara von Weinberge, resulting in two black males, Gerione del Bosco di Giano and Cerbero del Bosco di Giano.

After that, Mrs. Lucovich has coupled Cerbero with Inda von Fürstenfeld; from this combination came black female IT. CH. Mahisa del Bosco di Giano, the prototype of "dell’Urbe"

Queste furono alcune delle più conosciute importazioni della Contessa Lucovich, dalle quali traspare, senza dubbio l’influenza primaria che ebbe la linea di sangue von Fürstenfeld nel suo allevamento basando anche, come vedremo, la sua concettualità allevatoriale sui metodi del sig. Palmer, notoriamente basati sul principio della "consanguineità".

Parlando a proposito di questo metodo, proprio con il sig. Palmer, che ho avuto la fortuna di conoscere e di frequentare per diversi anni, nel merito del "perché" usare la consanguineità in allevamento, il suo ragionamento si finalizzava sempre con queste parole: «Un buon allevatore è quello che riesce a fare il suo "tipo" di cane, ma soprattutto nella più grande omogeneità... » e secondo me questa è una "Grande Verità" nell’allevamento delle razze pure.

Tornando all’allevamento del Bosco di Giano, un accoppiamento di grande importanza che la Contessa fece in quel periodo, ripetendolo per ben tre volte fu quello fra Helmo von Fürstenfeld x Fara von Weinberge, generando due maschi neri, Gerione del Bosco di Giano e Cerbero del Bosco di Giano.

In seguito la sig. ra Lucovich accoppiò una prima volta Cerbero con Inda von Fürstenfeld, da questo accoppiamento nacque la femmina nera IT. CH. Mahisa del Bosco di Giano, capostipite dell’allevamento dell’Urbe del Dott. Massimo Massa di Roma, mentre dall’accoppiamento di Gerione sempre con Inda nacque una femmina nera fra le più belle di quel tempo, ed era la IT. CH. Samina del Bosco di Giano, che fu poi il pilastro genetico dell’allevamento del Palatino del Dott. Vincenzo Germani sempre di Roma.

kennel, owned by Dr. Massimo Massa from Rome, while the mating between Gerione and Inda gave a black female, one of the most beautiful of than that time, IT. CH. Samina del Bosco di Giano, which later was the genetic cornerstone of "del Palatino" kennel, owned by Dr. Vincenzo Germani also from Rome.

This was in synthesis the most well known "Bosco di Giano" type, with expressive and parallel head, coal-dark eyes, red-rust markings and a very beautiful neck. They were precious acquisitions, very important for the evolution of the breed, always keeping up with the concept of the elegant substance and not only the substance. By following these two females, a path outlining this school of breeding can be traced: Dr. Massa, coupled in consanguinity Mahisa with a black male IT. CH Flint dell’Orchidea Nera (Helmo von Fürstenfeld x Jenni von Beelen) which gave the most typical black female IT. CH. AIAD. CH. Alfa dell’Urbe, and a black male Augusto dell’Urbe; then continuing with the same method of consanguinity, Dr. Massa coupled these two siblings - a mating that gave two dogs very much in type, a black male IT. CH. AIAD. CH. Benhur dell’Urbe, and a black female IT. CH. Braia dell’Urbe.

Questo fu in sintesi il tipo Bosco di Giano più conosciuto dove, la testa espressiva e parallela con occhi scurissimi, le focature rosso ruggine e bellissime incollature furono "pregi acquisiti" decisamente importanti per l’evoluzione della razza, dove và sempre tenuto in massima considerazione il concetto della "elegante sostanza" e non solo della "sostanza", tracciando quindi con queste due femmine un tipo di percorso e di "scuola" allevatoriale che prima il Dott. Massa, accoppiando in consanguineità Mahisa con il maschio nero IT. CH Flint dell’Orchidea Nera (Helmo von Fürstenfeld x Jenni von Beelen) concretizzò ottenendo la tipicissima femmina nera IT. CH. AIAD. CH. Alfa dell’Urbe, ed il maschio nero Augusto dell’Urbe, poi proseguendo con lo stesso metodo della consanguineità, il dott. Massa accoppiò ancora questi due fratelli fra di loro, accoppiamento che generò ancora due cani molto tipici, il maschio nero IT. CH. AIAD. CH. Benhur dell’Urbe, e la femmina nera IT. CH. Braia dell’Urbe.

Anche il Dott. Germani, come già detto titolare dell’affisso del Palatino, proseguì nella stessa direzione accoppiando la Samina del Bosco di Giano con Titus von Niddatal maschio nero figlio di Vello von Fürstenfeld. Da questo accoppiamento nacque la

   

Also Dr. Germani, mentioned earlier as the owner of "del Palatino" kennel, continued in the same direction by mating Samina del Bosco di Giano with Titus von Niddatal, a black male, son of Vello von Fürstenfeld. A black female IT. CH. AIAD. CH. Scilla del Palatino was whelped inheriting from her mother a beautiful typical head, but with brighter eyes, which surely had to do with inadvertent analysis of the maternal line of Titus. Later on, we will get back to these two kennels from Rome and their selection.

Another kennel worthy of historical attention was, as it is already pointed out, "Piani di Praglia", owned by Mrs. Huguette De Agostini, based on the bloodline of von Forell. Mrs. De Agostini


Scilla del Palatino

femmina nera IT. CH. AIAD. CH. Scilla del Palatino, che dalla madre ereditò una bella testa tipica, ma con l’occhio chiaro, dovuto sicuramente ad una non attenta analisi della linea materna di Titus. Parleremo ancora più avanti di questi due allevamenti romani e della loro selezione.

Altro allevamento meritevole di "attenzione storica" è certamente come già accennato, quello dei "Piani di Praglia", della signora Huguette De Agostini improntato invece sulla linea di sangue Von Forell. Diversi furono i soggetti importati dalla signora De Agostini, ma certamente le due femmine che hanno lasciato un’impronta importante

imported various dogs but two females that have left a huge impact on the breed (and as we will see more ahead, not only in Italian breeding) were the litter sister of Chico i. e. Cora von Forell, and later a brown female INT. CH. Della von Franckenhorst (Bryan von Forell x Olive of Bamby’ Pride).

Mrs. De Agostini mated Cora three times: first time with Axel di Torre Mozza (Jack von Weimberge x Ivette di Torre Mozza), a combination that Mrs. De Agostini claimed to have made more because she wanted to verify Cora’s fertility than because of her convictions. Two black females whelped - Anuska dei Piani di Praglia, that later coupled with Earl von Forell (Lex von Beelen x Cindy von Forell) giving a black male IT. CH. Droll dei Piani di Praglia who was sold to the owner of "del Verdiano" kennel, Mr. Cristiano Rosi, and became the cornerstone of his selection; and Aska dei Piani di Praglia, that will be discussed further in the text.

nell’allevamento (e come vedremo più avanti non mi riferisco solamente all’allevamento Italiano) furono la sorella di cucciolata di Chico, cioé Cora von Forell, e più tardi la femmina marrone INT. CH. Della von Franckenhorst ( Bryan von Forell x Olive of Bamby’ Pride).

Mi risulta che la signora De Agostini fece accoppiare Cora tre volte, la prima volta con Axel di Torre Mozza (Jack von Weimberge x Ivette di Torre Mozza), accoppiamento che la sig. ra De Agostini sostiene di aver fatto più per verificare la prolificità di Cora che per convinzione allevatoriale, dal quale nacquero due femmine nere, Anuska dei Piani di Praglia, che in seguito accoppiata con Earl von Forell (Lex von Beelen x Cindy von Forell) generò il maschio nero IT. CH. Droll dei Piani di Praglia ceduto al sig. Cristiano Rosi titolare dell’affisso del Verdiano, del quale ne divenne il capostipite, e Aska dei Piani di Praglia della quale parleremo più avanti.


Anuska dei Piani di Praglia

Later on Cora was coupled two times with brown male D. CH. BDSg. Ero v. Hagenstern (Bonni v. Forell x Dona von Eichenhain). Out of this combination one brown male is remembered - IT. CH. Gialk dei Piani di Praglia, very compact and "futuristic" dog for those times; it is a pity that no one used him in breeding. However, the mating that brought international fame to this kennel was when Mrs. De Agostini coupled Della von Franckenhorst with IT. CH. Ingo von Forell, a black male son of Chico von Forell x Grafin von Hagenstern, imported to Italy by Dr. Maurizio Marchetti, a dog that, in my opinion, very much resembled characteristics of his father. From this mating came a black female, Medina dei Piani di Praglia, that played a role of "re-launching" one of the most important Dobermann breeders in the last 20 years - obviously I’m referring to the Dutch kennel Von Franckenhorst, and I believe that analyzing the pedigrees of the most known Franckenhorst champions in the ‘80s we will be able to comprehend the reasons of their regained glory.

In the analysis of this important achievement of Mrs. De Agostini, I will only mention the "official", omitting all the "behind the scene" doings. I’m referring to all those things that unfortunately, due to the infinite number of reasons, did not become familiar to the majority of the connoisseurs of the breed, but in my opinion we can nevertheless conclude that it was the breeder’s clear wish to "fix" characteristics of "von Forell" bloodline, and we all know how much is important to create one "base of blood" on which the future work would be founded.

At this point, and in order to clarify the breeding situation in Italy in those years, I feel it is in order to make a reflection regarding the persisting phenomenon of "genetic importance", and from a time distance of many years, up until nowadays, how this phenomenon appears today in its "contrast" form; and thanks to the merits of some great Italian breeders that came along after, we now have such panorama of breeding, which wouldn’t be possible without those important "pioneer" work... .
Still staying in early ‘70s I would like to remember one of the kennels that also appeared only for a few years on the national scene - the kennel "dell’Orchidea Nera" of Mr. Piero Passigli from Florence, who unfortunately deceased at the age of 34 due to the incurable disease, but however did leave very significant marks in Italian breeding. Mr. Passigli has imported from Germany a black male IT. CH. Niles von Hagenstern (Flint von Forell x Grafin von Hagenstern) and a black female Jenny von Beelen (Chico von Forell x Dascha von Forell), litter sister of the INT. CH. D. CH. BDSg. DVSg. Korung. Jago von Beelen, a brown male that will demonstrate himself as a dog of great genetic importance.

Unfortunately, due to aforementioned reasons, Mr. Passigli was very shortly in possession of previously mentioned Flint dell’Orchidea Nera, but a lot of Italian breeders used Niles von Hagenstern and, like we will see more ahead, particulary Mr. Rosi owner of "del Verdiano" kennel with whom he achieved the best results.

Coming from the ‘60s, there was another famous kennel that contributed in those years to improve Dobermann breed in Italy. It was the kennel "di Torre Mozza" owned by Mr. Flecchia, who later become the first president of A.I.A.D. (Italian Association of Dobermann Admirers) founded at the end of ‘70s. This kennel has produced many Italian Champions in Beauty in that period, and, like said before, it significantly contributed in improving the breed. Unfortunately, on genetic level, the influence of this kennel is inconsiderable in the genetic patrimony of the contemporary Dobermanns due to the fact that, according to my views, every breeder must decide what level of importance he will give to the concept of genotype and phenotype of a certain dog while making selections; a concept that is ambivalent in a way that it deals with both, morphologic and character aspect, and it is a concept with prominent role in Zoo-technique of breeding.

I think I should explain this theory better because, like some other people, I also think that there are many careless breeders, that are not domestic with these terms, if they even understand them at all, but they are however convinced that they are. I think it has been more than 20 years how, armed only with a will to learn about Dobermann, I took a risk and headed up for a long trip with a friend, in a Renault 4, traveling more than 1200 km in one way and as much in return in order to visit a Dutch breeder, a very famous one in that period, the owner of "von Ferrolheim" kennel. It was Mr. Ferdinand Demankoe, a truly remarkable person, unfortunately deceased some years ago, but whom I’ll never forget, not only because of his cordial hospitality that we’ve enjoyed for two days, but because he thought me to recognize whether a dog is truly a champion, despite the titles he might have.

I remember an argument about the morphologic aspects regarding a very famous dog of that time…we had a disagreement, and this dog... really left me breathless with his beauty. He evidently had quality but that, as Ferdinand said, is not always enough in breeding. Very calmly, Ferdinand explained to me that he also recognizes the morphologic beauty of this dog, and than he showed me numerous photos of his progeny with various females, and none of his sons had the important characteristics of the father. So he said to me: "A dog can be very beautiful but for me he is not a true champion if he does not have beautiful sons. Only phenotypic beauty - what is it good for? Only for me. But genotypic beauty - than he is good for the breeding! At a distance of many years, I still believe in this important concept.

Cora in seguito fu accoppiata per due volte con il maschio marrone D. CH. BDSg. Ero v. Hagenstern (Bonni v. Forell x Dona von Eichenhain). Di questo accoppiamento si ricorda il maschio marrone IT. CH. Gialk dei Piani di Praglia, soggetto molto compatto e "avveniristico" per quei tempi, peccato che nessun allevatore ebbe l’accortezza di usarlo in allevamento. Ma l’accoppiamento che diede notorietà internazionale a questo allevamento fu quando la signora De Agostini accoppiò il Della von Franckenhorst con il IT. CH. Ingo von Forell, maschio nero figlio di Chico von Forell x Grafin von Hagenstern, importato in Italia dal Dott. Maurizio Marchetti, soggetto che secondo il mio punto di vista rispecchiava al meglio le caratteristiche paterne. Da questa accoppiata nacque una femmina nera, Medina dei Piani di Praglia, che servì, passatemi il termine, a "rilanciare" uno dei più importanti allevamenti del Dobermann degli ultimi vent’anni, sto parlando ovviamente dell’allevamento olandese Von Franckenhorst, e credo che andando ad analizzare i pedigree dei più conosciuti campioni Franckenhorst degli anni ‘80 se ne potranno comprendere le ragioni.

Nell’analizzare questo importante lavoro della signora De Agostini, parlando naturalmente sono del "conosciuto" e tralasciando il "dietro le quinte", riferendomi quindi a tutto quello che purtroppo, per una serie infinita di motivi, non è noto alla maggior parte degli appassionati di questa razza, ma a mio avviso non per questo meno importante, ne possiamo dedurre il chiaro intento da parte di questa allevatrice di voler "fissare" caratteristiche della linea di sangue von Forell, ed in allevamento sappiamo tutti quanto sia importante creare una "base di sangue" sulla quale poter poi lavorare.

A questo punto, ed a proposito della situazione allevatoriale venutasi a verificare in Italia in quegl’ anni, mi viene da fare una riflessione riguardante il fenomeno consistente che vi fu "d’importazione genetica" ed a distanza di tanti anni fino ai giorni nostri, di come il fenomeno si registri oggi al "contrario" e credo che al di là dei meriti che senza dubbio hanno avuto in questo, grandi allevamenti Italiani che vennero subito dopo, di come apparirebbe oggi il panorama del nostro allevamento senza quell’importante lavoro ... "pioneristico".
Rituffandoci in quegli anni ‘70 vorrei ricordare uno degli allevamenti che pur apparendo solo per pochi anni a livello nazionale, riferendomi all’allevamento dell’Orchidea Nera del sig. Piero Passigli di Firenze, purtroppo scomparso a soli 34 anni a causa di un male incurabile, seppe comunque lasciare un segnale importante nell’allevamento Italiano. Il sig. Passigli importò dalla Germania il maschio nero IT. CH. Niles von Hagenstern (Flint von Forell x Grafin von Hagenstern) e la femmina nera Jenny von Beelen (Chico von Forell x Dascha von Forell) sorella del INT. CH. D. CH. BDSg. DVSg. Korung. Jago von Beelen, maschio marrone che si dimostrerà in allevamento soggetto di assoluta importanza genetica.

Purtroppo per i motivi sopraindicati, il sig. Passigli ebbe appena il tempo di titolare con il suo affisso il Flint dell’Orchidea Nera, già precedentemente nominato, mentre molto usato dagli allevatori Italiani fu il Niles von Hagenstern e, come vedremo più avanti, in particolare il sig. Rosi dell’allevamento del Verdiano ne ereditò il miglior risultato.

Proveniente dagli anni ‘60, vi fu senz’altro un’altro famoso allevamento che contribuì in quegli anni a divulgare la razza Dobermann in Italia, ed era l’allevamento di Torre Mozza, del quale il titolare fu il Col. Flecchia, che divenne poi anche il primo Presidente dell’A. I. A. D. (Associazione Italiana Amatori Dobermann), costituitasi alla fine degli anni ‘70. Questo allevamento ha prodotto in quel periodo, molti Campioni Italiani di Bellezza e, come detto in precedenza, contribuì molto alla divulgazione della razza, purtroppo però a livello genetico, il sangue di questo allevamento è difficilmente riscontrabile nel patrimonio genetico del Dobermann contemporaneo, ciò dovuto al fatto, secondo il mio punto di vista, all’importanza che un allevatore ritiene di dare, selezionando una razza, al concetto del genotipo e del fenotipo di un soggetto, concetto sia chiaro che in allevamento ha una doppia bivalenza, cioé morfologica e caratteriale, ed è comunque un concetto base del quale va sempre tenuto "conto" nelle pratiche allevatoriali in Zootecnia.

Credo però di dover chiarire meglio questa teoria, perché penso ai tanti... che come me si sentono più allevatori "ruspanti", invece che tanti eruditi cinofili dalla facile "dimestichezza" con questi termini, magari non capendoci niente, ... ma comunque convinti... Credo siano passati più di vent’anni, quando un giorno armato solo dalla voglia di apprendere il più possibile sulla razza, mi avventurai con un amico, a bordo di una Renault 4, sobbarcandoci più di 1200 Km. all’andata e altrettanti al ritorno... ma chi li sentiva... per andare a visitare un allevamento olandese, molto famoso in quel periodo, era l’allevamento "von Ferrolheim" del sig. Ferdinand Demankoe, persona veramente squisita purtroppo deceduta diversi anni fà, ma che appartiene ai miei ricordi più significativi, il quale oltre alla cordiale ospitalità che ci diede per due giorni, mi "insegnò" a valutare quando un cane è veramente un Campione, al di là dei titoli conseguiti.

Mi ricordo che in una discussione, basata sulla valutazione morfologica che stavamo facendo, in merito ad un soggetto molto famoso in quel periodo, della divergenza che ebbe con me, perché di questo cane io ne esaltavo solo ... le "evidenti" qualità, che indubbiamente aveva ... ma che, come diceva Ferdinand in allevamento non sempre possono bastare... . Ferdinand con pazienza, con logica mi spiegò che anche lui riconosceva la bellezza morfologica di questo cane, ma quando mi fece vedere il numero notevole di cuccioli che questo soggetto aveva generato

Returning in our story to the kennel "di Torre Mozza", a dog surely worth mentioning was the black male INT. CH. D. CH. IT. CH. WELTSg. Omar von Hagenstern (Armin-Meckie von Roten Feld x Dona von Eichenhain), imported by Mr. Flecchia, a dog very well constructed and with a good character. He was also one of the first dogs in Italian property to achieve ZTP.

I have left for the end of this chronological retrospection of the breeding in the ‘70s in Italy, certainly not because it was less important but because I think that it was a kennel that best represents the link between the old and the new breeding era, the kennel "del Verdiano" of Mr. Christian Rosi. In my opinion, it effected breeding with its production in a way that it made an important connection with the ‘80s, years that, like we will see, will give one "turnover", decisive for Italian breeding.

Kennel "del Verdiano" was recognized by connections to the two kennels mentioned at the beginning; in fact the first Champion that Mr. Rosi produced was the black male IT. CH. Argo del Verdiano, son of Helmo von Furstenfeld x Greta delle Saette. Later on, Mr. Rosi acquired from Mrs. De Agostini, a black male Droll dei Piani di Praglia (Earl von Forell x Anuska dei Piani di

con femmine diverse, e nessuno dei figli aveva le caratteristiche importanti del padre, mi disse: ... "cane molto bello"... ma per me non Campione se non ha figli belli... un cane bello solo fenotipicamente a che serve?... Per me solo un cane bello... ma genotipico... serve in allevamento! A distanza di tanti anni, io credo ancora in questa importante concettualità.

Tornando all’allevamento di Torre Mozza, certamente soggetto degno di nota fu il maschi nero INT. CH. D. CH. IT. CH. WELTSg. Omar von Hagenstern (Armin-Meckie von Roten Feld x Dona von Eichenhain) importato dal sig. Flecchia, soggetto veramente ben costruito e con buon carattere, fu anche uno dei primi cani di proprietà italiana a conseguire lo ZTP.

Ho lasciato per ultimo di questa cronologica relazione, della situazione allevatoriale degli anni ‘70 in Italia, ma non certamente perché meno importante, l’allevamento del Verdiano del sig. Cristiano Rosi, proprio perché ritengo che fu l’allevamento che meglio rappresentò in Italia il passaggio da una vecchia ad una nuova "era allevatoriale", in quanto questo allevamento, con la sua produzione, secondo me sarà un importante "tramite con gli anni ‘80, anni che, come vedremo, daranno una "svolta" decisiva all’allevamento Italiano.

Praglia) and imported from France a black female IT. CH. Walkiry de the Molière (Trimitrat Sernets x Sexy de the Molièere).

Now we will analyze the most known productions of the kennel "del Verdiano" from 1970 to 1980, which was, in my opinion, very important period that produced such dogs that will later on, as we will see, give historical "turnover" in Italian breeding.
In addition, I would like to emphasize that in those years there were no clear directives by the Club regarding the ZTP, still considered as some sort of "mirage", and consequential "attitudinal" tests and verifications that have been established only later by founding of A.I.A.D.

Along with this comes the fact that the "morphology-character" mating, in my opinion the other basic concept in breeding, haven’t always had the same step, often leaving to the "sensibility" of every single breeder the task to resolve in a best way this problem.

Returning to the kennel "del Verdiano": it was 1973 when Mr. Rosi coupled Walkiry de la Molière with Niles von Hagenstern, which gave two black females: IT. CH Dobra del Verdiano and IT. CH. Dana del Verdiano, which we will discuss later. In 1974 Mr. Rosi mated another black female in his property, Aska dei Piani di Praglia, with Ero von Hagenstern, a litter that gave black male IT. CH. Norton del Verdiano.


Boy Diamond del Verdiano

Following year Walkiry was coupled with Droll dei Piani di Praglia and very much worth mentioning was a black male IT. CH. AIAD. CH. Boy Diamond del Verdiano, acquired by Mr. Gabriele Prosperi, who will later register his kennel, "di Campovalano". Also in 1975 Mr. Rosi coupled Dana del Verdiano with Windo de Festiano – I’m mentioning this litter not because of a black male Hals del Verdiano, which had a significant genetic importance, but because this dog was the first Italian Dobermann that passed the ZTP test, thanks to his owner Mr. Roberto Zorzi, owner of "del Littorio" kennel.

The mating between Walkiry - Droll was repeated in 1976, resulting in a black female, Rada del Verdiano, which was acquired by Mr. Piero Caliandro, owner of "Villa Castelli" kennel, becoming a future prototype of this kennel. Also in 1976 Mr. Rosi went to Holland to couple his Dobra with INT. CH. Don Dayan von Franckenhorst (Bryan v. Forell x Olive of Bamby’s Pride), a beautiful black male very "innovative" in the world-wide panorama of the breed, than sure left a strong influence, but unfortunately often passing an "anomalous nervousness", and I’m not saying this in order to separate myself using such an abstract term... . but, having known her personally, I’m taking the responsibility to assert that Olive of Bamby’s Pride, indeed had problems with nervousness.

A black male INT. CH. IT. CH. Thomas del Verdiano was whelped from Dobra’s mating, a typical, elegant dog, that was quite used in that period, and a black female INT. CH. IT. CH. Topsy del Verdiano. Finally, from 1977 to 1980, Mr. Rosi made an important mating between the dogs in his own kennel, a mating that will mark the end of these years.

Combination in question was between Thomas del Verdiano and Rinette del Verdiano. From this litter I would like to mention one of the most beautiful black females that Mr. Rosi produced, IT. CH. Falette del Verdiano.

I would stop here, as we came to the brink of the ‘80s, the decade when new important breeders came along, but in order not to loose the thread of this story, readers can jump directly to the chapter 3 where it is continued.

Concluding I want to say that there may have been some people and Champions of this era that I did not mention, but I hope I remembered the majority whose influence we can also find today, two decades after the "genetic importance".

L’allevamento del Verdiano inizia a farsi conoscere perché si collega ai due allevamenti di cui ho parlato all’inizio, infatti il primo Campione che produce il sig. Rosi fu il maschio nero IT. CH. Argo del Verdiano, figlio del Helmo von Furstenfeld x Greta delle Saette. In seguito il sig. Rosi acquistò dalla signora De Agostini, il maschio nero Droll dei Piani di Praglia (Earl von Forell x Anuska dei Piani di Praglia) ed importò dalla Francia la femmina nera IT. CH. Walkiry de la Molière (Trimitrat Sernets x Sexy de la Molièere).

Andiamo ad analizzare ora la più conosciuta produzione dell’allevamento del Verdiano, che va dal 1970 al 1980, periodo che dal mio punto di vista è da ritenersi importante in quanto è da questa produzione che derivano alcuni soggetti che, come vedremo, daranno una "svolta storica" in Italia.
Vorrei anche sottolineare che in quegli anni non esisteva in Italia una "chiara e forte direttiva" da parte di un Club, più precisamente riferendomi alla prova dello ZTP che era ancora visto come una specie di "miraggio", e di conseguente verifica "attitudinale", cosa che grazie all’A. I. A. D. costituitasi in seguito oggi abbiamo.

Ne conseguì il fatto che non sempre l’accoppiata "morfologia-carattere" altro concetto secondo me basilare nell’allevamento, avesse lo stesso passo, lasciando spesso alla "sensibilità" di ogni singolo allevatore il compito di risolvere al meglio questo problema.

Ritornando all’allevamento del Verdiano, nel 1973 il sig. Rosi fece accoppiare la Walkiry de la Molière con il Niles von Hagenstern, dal quale nacquero due femmine nere: IT. CH Dobra del Verdiano e IT. CH. Dana del Verdiano, delle quali parleremo ancora. Nel 1974 Rosi con un’altra femmina nera di sua proprietà, Aska dei Piani di Praglia, ottenne, accoppiandola con Ero von Hagenstern, il maschio nero IT. CH. Norton del Verdiano.

L’anno successivo Walkiry venne accoppiata con Droll dei Piani di Praglia e voglio ricordare il maschio nero più importante della cucciolata IT. CH. AIAD. CH. Boy Diamond del Verdiano, acquistato dal sig. Gabriele Prosperi, futuro titolare dell’allevamento di Campovalano. Sempre nel 1975 il sig. Rosi accoppiò Dana del Verdiano con Windo de Festiano, nomino questa cucciolata non perché il maschio nero che ne nacque, Hals del Verdiano, ebbe una rilevante importanza genetica, ma sopratutto perché questo soggetto fu il primo Dobermann con affisso italiano a superare la prova di ZTP, questo grazie al suo proprietario sig. Roberto Zorzi, titolare dell’affisso del Littorio.

Nel 1976 venne ripetuto l’accoppiamento Walkiry - Droll, nacque una femmina nera, Rada del Verdiano, che citeremo ancora e che venne acquistata dal sig. Piero Caliandro titolare dell’allevamento di Villa Castelli, soggetto che divenne la futura capostipite del citato allevamento. Ancora nel ‘76 il sig. Rosi si reca in Olanda ed accoppia la sua Dobra con il INT. CH. Don Dayan von Franckenhorst (Bryan v. Forell x Olive of Bamby’s Pride), maschio nero molto bello e "innovativo" nel panorama mondiale della razza, che certamente lasciò una forte impronta, purtroppo però, portando spesso in riproduzione un "nervosismo anomalo", e non uso questo termine per trincerarmi dietro un qualcosa di astratto... ma mi assumo la responsabilità di asserire che certamente Olive of Bamby’s Pride aveva problemi di nervosismo, avendola conosciuta personalmente.

Dall’accoppiamento con Dobra nacquero il maschio nero INT. CH. IT. CH. Thomas del Verdiano, soggetto tipico, elegante, che fu molto usato in quel periodo, e la femmina nera INT. CH. IT. CH. Topsy del Verdiano. Infine dal 1977 al 1980 è da segnalare un’altro importante accoppiamento fatto dal sig. Rosi con l’affisso del Verdiano, affisso che verrà lasciato alla fine di questi anni.

Detto accoppiamento fu quello fra Thomas del Verdiano con Rinette del Verdiano, del quale voglio ricordare una delle più belle femmine nere prodotte dal sig. Rosi IT. CH. Falette del Verdiano.

Mi fermerei qui, quando ormai siamo alle soglie del 1980 e dove già si intravedevano nuovi ed importanti allevamenti, ma proprio per non lasciare un discorso a metà rimando i lettori alla presentazione, alla descrizione del loro operato nei prossimi capitoli.

Concludendo, molti di voi si saranno accorti della "non menzione" di molti Campioni dell’epoca, ciò lo premetto volutamente, con l’intento invece di ricordare quello che ritroveremo nei due decenni dopo di "geneticamente importante".

 

 

 

 

CHAPTER 2 »

 

This text is from the book 30 Years of Dobermann written by Massimo Santini, the owner of "del Diamante Nero" kennel. You can contact the author if you would like to buy the book.

The book is hard-covered, A4 format, available in Italian and in English.

 

 

 

 

 

 

 

 

Some photos have been taken by Bitten Jonsson (Jotunheim kennel),or generously donated to him. A large part of the photos have been lend to him by the following people: Philipp Grünig - S. Rietveld - J.M. v.d. Zwan